ESERCIZI DI CITTADINANZA: INCONTRI, TESTIMONI, APPROFONDIMENTI STORICI PER CAPIRE IL NOSTRO PRESENTE

MODENA  9 | 19  MAGGIO 2018

Sono passati 20 anni dal debutto del monologo di Roberta Biagiarelli su Srebrenica ( 1998-2018) replicato per oltre 500 volte in Italia e all'estero e ancora oggi in scena. Balcani d'Europa si apre nel nome di Luca Rastello (intellettuale, scrittore, attivista e amico) che ci ha lasciati indietro… Con il suo libro fondamentale 'La guerra in casa' ha dato l'opportunità 20 anni fa a Roberta Biagiarelli, Giovanna Giovannozzi e Simona Gonella di lavorare su questa sconfinata materia: il conflitto Balcanico e l'ultimo grande genocidio compiuto in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale proprio a Srebrenica. Venti anni fa per Roberta è iniziato un lungo viaggio che prosegue ancora oggi. Un luogo i Balcani che ci fa da specchio e che ci racconta il nostro presente italiano ed europeo.

A cura di Roberta Biagiarelli

PROGRAMMA 24 aprile 2018 ore 8.30 - Auditorium Ferrari, Maranello (MO) CERCAVAMO LA PACE Marzia Bona e Ado Hasanovic, modera Roberta Biagiarelli Incontro riservato agli studenti Partendo dalla marcia del ’91 a Belgrado sino alla marcia dei 500 a Sarajevo del dicembre ‘92, il movimento pacifista andava caratterizzandosi attraverso un cambiamento sostanziale meritandosi la definizione di “pacifismo concreto”, “pacifismo del FARE”. Un movimento trasversale che coinvolgeva parrocchie, sindacati, associazioni e molti liberi cittadini. Tra le figure di spicco di quegli anni: Alexander Langer e don Tonino Bello. Era giunto il momento di OSARE per dare spazio alla grande indignazione e preoccupazione scaturite dalla disgregazione della Jugoslavia, cercare di capire cosa fosse la Guerra in Casa, denunciare la connivenza e complicità della diplomazia internazionale. Più tardi Paolo Rumiz nel suo libro “Maschere per un massacro” smaschererà il “gioco” di inganni e connivenze. 9 maggio ore 21.00 - Teatro Sacro Cuore, Modena "SREBRENICA" Testimonianza teatrale di e con Roberta Biagiarelli intervengono Kanita Ita Focak e Agostino Zanotti Il monologo teatrale dedicato all’assedio e al genocidio di Srebrenica compie quest’ anno 20 anni dal suo debutto avvenuto nel 1998 -2018, replicato per oltre 500 volte in Italia e all’estero e ancora oggi in scena. Intorno al 9 luglio 1995 l’armata serbo- bosniaca attacca la zona protetta di Srebrenica e il territorio circostante. L’offensiva si protrae fino all’11 luglio 1995, giorno in cui le unità serbo-bosniache entrano in Srebrenica. Seguono stupri, mutilazioni, esecuzioni di civili, sepolture di vivi. Ma il massacro di quei 9000 civili, di quella metà di luglio del 1995 è solo l’epilogo di una storia iniziata tre anni prima: una storia di assedio. L’ultimo grande genocidio compiuto in Europa da dopo la fine della seconda guerra mondiale. 11 maggio ore 21.00 - Auditorium Ferrari, Maranello IL VALORE DELLA MULTICULTURALITÀ Intervengono Jovan Divjak, Azra Nuhefendic, Monsignor Erio Castellucci, Massimiliano Morini modera Roberta Biagiarelli “…Sarajevo aveva anch’essa un’anima europea, forse anche più europea di Belgrado essendo stata un secolo intero dentro l’Impero Austro-Ungarico. Eppure, a seguito della disgregazione nazionalista della Jugoslavia, è diventata preda del patriottismo religioso, che ha etichettato dei culti sotto bandiere differenti – spesso senza lasciare spazio al dialogo tra essi. È qualcosa a cui la Jugoslavia non era abituata: il patriottismo jugoslavo era patriottismo multiculturale, la bellezza e ricchezza di quel Paese stavano nel multiculturalismo che rappresentava”. (Intervista a Bogdan Bogdanovic di Tommaso Cassiani) 12 maggio ore 17.00 - Magazzini San Pietro, Formigine TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE DELL'AJA Intervengono Andrea Rossini, Jovan Divjak, Azra Nuhefendic, Martino Lombezzi e Marta Fracassetti Il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia delle Nazioni Unite (ICTY) è stato chiuso dopo 24 anni di lavori: era stato fondato nel maggio 1993, aveva sede all’Aia, nei Paesi Bassi. Con la risoluzione 827 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dato mandato al tribunale di perseguire tutti coloro che si siano macchiati di crimini di guerra e contro l'umanità nel territorio della ex-Jugoslavia dopo il 1° gennaio 1991. Come ha funzionato e quali sono state le contraddizioni che l’hanno caratterizzato in questi 24 anni di lavoro? Quali sono state e sono tutt’ora le conseguenze sulla società? 13 maggio ore 21.00 - Sala Biasin - Sassuolo IL LEGAME SOCIALE Intervengono Anna Scavuzzo, Jovan Divjak, Kanita Ita Focak, Agostino Zanotti e Giulia Pigoni “Si sono postulate come separate e inconciliabili culture, linguaggi, religioni, per le quali occorreva trovare il modo di coesistere attraverso la guerra, i negoziati, e, alla fine, la pulizia etnica. Come se quella gente non avesse vissuto insieme da sempre, in una Bosnia- Erzegovina che non era la semplice sommatoria delle sue differenze, ma soprattutto la differenza civile della sua sintesi storica e culturale. No, non c'erano nelle città quartieri separati per religione o etnia, ma ci si arriverà necessariamente con la guerra e con la "pace" che ne seguirà. La specificità bosniaca è l'integrazione, la simbiosi che ha la meglio sulle sue differenze, giocate nello spazio che è loro proprio: nella ricchezza culturale, nella diversità vitale di essere insieme. E questa non è una cosa che è stata costruita, ma esiste come frutto di una lunghissima storia di mescolanza e di scambi, è un'unità meritata. Ma è stata dilapidata da questa guerra, a tal punto che occorrerà ricostruire ciò che era sempre esistito”. (Rada Ivekovic, Autopsia dei Balcani, Raffaello Cortina Editore, 1999). 14 maggio ore 9.00 - Aula Magna Liceo Muratori, Modena
15 maggio ore 11.00 - Istituto Sacro Cuore, Modena GUERRE BALCANICHE: NOI E LORO Intervengono Jovan Divjak e Ado Hasanovic, modera Roberta Biagiarelli Incontri riservati agli studenti Due testimoni di eccezione provenienti dalla Bosnia-Erzegovina: il Generale Divjak che ha difeso la città di Sarajevo e che oggi si occupa pienamente di sostenere l’educazione e la formazione per le nuove generazioni bosniache, facendo leva sui valori della multiculturalità e la promozione di una cultura di pace e Ado Hasanovic, sopravvissuto al genocidio di Srebrenica, che sta lavorando come regista in Italia. Dal 15 al 30 maggio - Istituto Sacro Cuore, Modena SCAPPARE LA GUERRA Mostra fotografica di Luigi Ottani Un reportage dal confine greco-macedone di Roberta Biagiarelli e Luigi Ottani Questi ultimi anni hanno segnato definitivamente l’irruzione della guerra in Europa e lo hanno fatto mostrandosi attraverso chi la fugge: donne, uomini, minori, intere famiglie che abbandonano le proprie case e si mettono in cammino per avere salva la vita: un viaggio verso la sopravvivenza. Impreparata, divisa, incapace di individuare risposte comuni all’emergenza, dilaniata da feroci egoismi e interessi, l’Europa ha visto implodere le proprie politiche di accoglienza. Tra i primi effetti, vi è stata la ricomparsa del filo spinato, la chiusura dei confini terrestri e la politica dei respingimenti. Uno dei luoghi simbolo di questo esodo sulla rotta balcanica è stato il confine greco-macedone, tra il villaggio di Idomeni (Grecia) e la cittadina di Gevgelija (Macedonia) separate da pochi chilometri. Su questo confine Luigi Ottani, fotoreporter e Roberta Biagiarelli, artista multidisciplinare hanno realizzato nell’agosto 2015 un intenso reportage confluito nel volume “Dal libro dell’esodo” (Piemme Edizioni) ed è poi nata la mostra fotografica “Scappare la guerra”. Le immagini e i racconti del reportage sono diventati in questi anni un prezioso documento ed un’occasione di approfondimento e elaborazione di pensiero al di fuori degli stereotipi, del sensazionalismo e della retorica, per tentare di parlare in modo costruttivo di migrazione e di superamento dei confini, per sviluppare insieme un ragionamento allargato con la società civile, consapevoli che solo aprendoci potremo avere tutti una possibilità di prospettiva sul domani. 17 maggio ore 21.00 - Magazzini San Pietro, Formigine (MO) LA CULTURA DELLA LEGALITÀ Dialogano Pierluigi Senatore e Michele Nardelli Un confronto tra mafie italiane e mafie balcaniche. Risvolti, connessioni e incidenza sulla società. Michele Nardelli, esperto e profondo conoscitore di dinamiche socio - economiche legate all’area balcanica dialoga con Pierluigi Senatore, giornalista appassionato alle tematiche della legalità; è recente l’uscita del suo libro scritto a quattro mani con il giudice palermitano Mario Conte “Italia.Zip” (Infinito Edizioni). 18 maggio ore 10.00 - Istituto Sacro Cuore, Modena BALCANI D’EUROPA Intervengono Ismail Fayad e Giuliano Albarani Incontro riservato agli studenti Il racconto del giovane storico Italo-siriano Ismail Fayad e della sua esperienza fatta sulla rotta balcanica dei migranti, precisamente nella stazione di Belgrado dove ancora oggi molti profughi vivono dentro ad un limbo, in attesa di capire quale sarà il loro futuro. Contestualizzazione e approfondimento storico del Prof. Giuliano Albarani in merito alle dinamiche del conflitto balcanico 1992–2001. ore 21.00 - Magazzini San Pietro, Formigine (MO) L’EUROPA VISTA DA MOSTAR Intervengono Dario Terzic, Melita Richter, Massimo Tesei, modera Nicole Corritore “I Balcani sono lo spettro dell’Europa – non solo: i Balcani sono lo spettro dei Balcani stessi. «È come se non ci fosse una risposta definitiva alla domanda “Dove cominciano i Balcani?” – i Balcani sono sempre da qualche altra parte, un po’ più a sudest… Per i serbi, cominciano laggiù, in Kosovo o in Bosnia, ed essi difendono la civiltà cristiana contro quest’Altro dell’Europa; per i croati, cominciano nell’ortodossa, dispotica e bizantina Serbia, contro cui la Croazia custodisce i valori democratici occidentali; per gli sloveni, cominciano in Croazia, e noi siamo l’ultimo bastione della pacifica Mitteleuropa; per molti italiani e austriaci, cominciano in Slovenia, l’avamposto a occidente delle orde slave; per molti tedeschi, la stessa Austria, per i suoi legami storici, è già guasta di corruzione e inefficienza balcanica; per molti tedeschi del nord, la Baviera, per il suo gusto provinciale cattolico, non è priva della contaminazione balcanica; molti francesi arroganti associano la stessa Germania con una brutalità orientale balcanica del tutto estranea alla finesse francese; e questo ci porta all’ultimo anello di questa catena: ad alcuni conservatori britannici che si oppongono all’Unione Europea, per i quali – implicitamente, almeno – l’intera Europa continentale funziona oggi come una nuova versione dell’impero turco nei Balcani, con Bruxelles come una nuova Istanbul, un centro dispotico vorace che minaccia la libertà e la sovranità britanniche”. (Slavoj Žižek, The Fragile Absolute, or, Why is the Christian Legacy Worth Fighting for? London-New York, Verso, 2009, pp. 1-2). I Balcani, più che essere un’espressione geografica, diventano una questione ideale 19 maggio ore 10.30 - Magazzini San Pietro, Formigine (MO) LUCA RASTELLO – LA GUERRA IN CASA Intervengono Monica Bardi Rastello, Giorgio Morbello, Dario Terzic e Agostino Zanotti. “Spero che vi troviate spesso un passo più in là di dove avreste pensato di arrivare e che ancora più spesso vi trovino gli altri un passo a lato rispetto a dove credevano di cogliervi”. Questa è l’essenza di Luca Rastello, intellettuale, giornalista, straordinario scrittore, attivista e amico che ci ha lasciati indietro ormai quasi tre anni fa… Luca Rastello è stato maestro di ispirazione del monologo su Srebrenica di Roberta Biagiarelli, fondamentale il suo libro “La guerra in casa” (Einaudi) che venti anni fa ha dato l’opportunità a Roberta Biagiarelli, Giovanna Giovannozzi e Simona Gonella di lavorare intorno a questa sconfinata materia: il conflitto balcanico e all’ultimo grande genocidio compiuto in Europa da dopo la fine della seconda guerra mondiale avvenuto proprio a Srebrenica. Un viaggio che per la Biagiarelli è poi proseguito in solitario e che ancora oggi, sotto forme e modi diversi, perdura. Luca Rastello ha scritto libri di indagine e di osservazione del nostro presente, ci ha lasciato in eredità l’idea che: «Si può fare» “Vorrei che teneste per nemica disprezzatissima l'ansia che fa rintanare, e nello stesso conto teneste il risparmiarsi, l'indifferenza e il pregiudizio, anche piccolo, anche quotidiano, la mala parola e quelle piccinerie che fanno da paesaggio sonoro alla prigionia di chi vive nelle città: vorrei che gli altri fossero sempre per voi fonti e sorprese incessanti (anche quando vi fanno incazzare, e io di incazzature me ne intendo). Lo sono: chiudere gli occhi e le orecchie è la bestemmia.” Luca Sarà un po’ come avere ancora, per chi parteciperà, un appuntamento con Luca. ore 17.00 - Consorzio Creativo – Modena GENTI DIVERSE VENUTE DALL’EST Mostra fotografica di Ismail Fayad a cura di Luigi Ottani (aperta fino al 27 maggio) Tra febbraio e marzo dell’anno scorso Isamil Fayad ha lavorato come volontario in una cucina da campo nei pressi della stazione di Belgrado. Per migliaia di persone rimaste bloccate lungo la rotta balcanica quel luogo era diventato a tutti gli effetti un capolinea. Ogni giorno si preparavano due o tremila pasti per gli abitanti del campo. Dopo la distribuzione del cibo Ismail tornava tra le baracche per passare del tempo con i ragazzi del campo. Durante il periodo trascorso in Serbia ne ha conosciuti un’infinità, ma con un piccolo gruppo di loro ha sviluppato un rapporto davvero particolare. Passavano le serate giocando a carte e bevendo tè, un fuoco alimentato dalle traversine dei binari e le torce dei telefoni come uniche fonti di luce. Ha scattato così i ritratti che saranno esposti a Modena poco prima di tornare in Italia, illuminando le facce dei ragazzi proprio con la luce del suo Smartphone. “Quando le riguardo vedo soprattutto un gruppo di amici, persone diverse da me con cui ho condiviso un momento particolare delle nostre vite. Un periodo durato meno di due mesi ma che continuo a rivivere di giorno in giorno e ho l’impressione sia durato non meno di due secoli.” Ismail Fayad ore 21.00 - Auditorium Spiramirabilis, Formigine (MO) EUROPA Intervengono Paolo Rumiz, Maria Costi, Roberta Biagiarelli, modera Pierluigi Senatore “…Esiste un legame strettissimo tra la nullità di una classe dirigente e il rialzarsi della tensione etnica. Quando i reggitori non sanno dare risposte alla gente, le offrono nemici”. Paolo Rumiz Una conversazione con Paolo Rumiz su temi a lui cari legati a storie di confine, cammini, superamento di frontiere e soprattutto un ragionamento esteso sul continente Europa a partire dalle sue radici. Tutte le iniziative sono a ingresso libero

CON:

Jovan Divjak

Paolo Rumiz

Agostino Zanotti

Erio Castellucci

Azra Nuhefendic

Marzia Bona

Ado Hasanovic

Nicole Corritore

Andrea Rossini
Anna Scavuzzo

Melita Richter

Monica Bardi Rastello
Martino Lombezzi

Michele Nardelli

Ismail Fayad

Pierluigi Senatore

Dario Terzic

Luigi Ottani

Giorgio Morbello

Massimo Tesei

Kanita Ita Focak

Giuliano Albarani

NOTA BENE:

Gli incontri sono validi ai fini formativi in quanto l’istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena è parte della Rete degli istituti associati all’Istituto Nazionale Ferruccio Parri* (ex Insmli) riconosciuto agenzia di formazione accreditata presso il Miur.

* L’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, con la rete degli Istituti associati, ha ottenuto il riconoscimento di agenzia formativa con DM 25.05.2001, prot. n. 802 del 19.06.2001, rinnovato con decreto prot. n. 10962 del 08.06.2005, accreditamento portato a conformità della Direttiva 170/2016 con approvazione del 01.12.2016 della richiesta n. 872 ed è incluso nell'elenco degli Enti accreditati.

Sono inoltre validi per la formazione alla seconda edizione del progetto "Alle radici dell’Europa", con il viaggio "Ex Jugoslavia, una guerra postmoderna. Viaggio nel cuore dell’Europa", in programma per settembre 2018

iniziative promosse da:

con il patrocinio di:

con il sostegno di:

in collaborazione con:

media partner:

PROGRAMMA 24 aprile 2018 ore 8.30 - Auditorium Ferrari, Maranello (MO) CERCAVAMO LA PACE Marzia Bona e Ado Hasanovic, modera Roberta Biagiarelli Incontro riservato agli studenti Partendo dalla marcia del ’91 a Belgrado sino alla marcia dei 500 a Sarajevo del dicembre ‘92, il movimento pacifista andava caratterizzandosi attraverso un cambiamento sostanziale meritandosi la definizione di “pacifismo concreto”, “pacifismo del FARE”. Un movimento trasversale che coinvolgeva parrocchie, sindacati, associazioni e molti liberi cittadini. Tra le figure di spicco di quegli anni: Alexander Langer e don Tonino Bello. Era giunto il momento di OSARE per dare spazio alla grande indignazione e preoccupazione scaturite dalla disgregazione della Jugoslavia, cercare di capire cosa fosse la Guerra in Casa, denunciare la connivenza e complicità della diplomazia internazionale. Più tardi Paolo Rumiz nel suo libro “Maschere per un massacro” smaschererà il “gioco” di inganni e connivenze. 9 maggio ore 21.00 - Teatro Sacro Cuore, Modena "SREBRENICA" Testimonianza teatrale di e con Roberta Biagiarelli intervengono Kanita Ita Focak e Agostino Zanotti Il monologo teatrale dedicato all’assedio e al genocidio di Srebrenica compie quest’ anno 20 anni dal suo debutto avvenuto nel 1998 -2018, replicato per oltre 500 volte in Italia e all’estero e ancora oggi in scena. Intorno al 9 luglio 1995 l’armata serbo- bosniaca attacca la zona protetta di Srebrenica e il territorio circostante. L’offensiva si protrae fino all’11 luglio 1995, giorno in cui le unità serbo-bosniache entrano in Srebrenica. Seguono stupri, mutilazioni, esecuzioni di civili, sepolture di vivi. Ma il massacro di quei 9000 civili, di quella metà di luglio del 1995 è solo l’epilogo di una storia iniziata tre anni prima: una storia di assedio. L’ultimo grande genocidio compiuto in Europa da dopo la fine della seconda guerra mondiale. 11 maggio ore 21.00 - Auditorium Ferrari, Maranello IL VALORE DELLA MULTICULTURALITÀ Intervengono Jovan Divjak, Azra Nuhefendic, Monsignor Erio Castellucci, Massimiliano Morini modera Roberta Biagiarelli “…Sarajevo aveva anch’essa un’anima europea, forse anche più europea di Belgrado essendo stata un secolo intero dentro l’Impero Austro-Ungarico. Eppure, a seguito della disgregazione nazionalista della Jugoslavia, è diventata preda del patriottismo religioso, che ha etichettato dei culti sotto bandiere differenti – spesso senza lasciare spazio al dialogo tra essi. È qualcosa a cui la Jugoslavia non era abituata: il patriottismo jugoslavo era patriottismo multiculturale, la bellezza e ricchezza di quel Paese stavano nel multiculturalismo che rappresentava”. (Intervista a Bogdan Bogdanovic di Tommaso Cassiani) 12 maggio ore 17.00 - Magazzini San Pietro, Formigine TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE DELL'AJA Intervengono Andrea Rossini, Jovan Divjak, Azra Nuhefendic, Martino Lombezzi e Marta Fracassetti Il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia delle Nazioni Unite (ICTY) è stato chiuso dopo 24 anni di lavori: era stato fondato nel maggio 1993, aveva sede all’Aia, nei Paesi Bassi. Con la risoluzione 827 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dato mandato al tribunale di perseguire tutti coloro che si siano macchiati di crimini di guerra e contro l'umanità nel territorio della ex-Jugoslavia dopo il 1° gennaio 1991. Come ha funzionato e quali sono state le contraddizioni che l’hanno caratterizzato in questi 24 anni di lavoro? Quali sono state e sono tutt’ora le conseguenze sulla società? 13 maggio ore 21.00 - Sala Biasin - Sassuolo IL LEGAME SOCIALE Intervengono Anna Scavuzzo, Jovan Divjak, Kanita Ita Focak, Agostino Zanotti e Giulia Pigoni “Si sono postulate come separate e inconciliabili culture, linguaggi, religioni, per le quali occorreva trovare il modo di coesistere attraverso la guerra, i negoziati, e, alla fine, la pulizia etnica. Come se quella gente non avesse vissuto insieme da sempre, in una Bosnia- Erzegovina che non era la semplice sommatoria delle sue differenze, ma soprattutto la differenza civile della sua sintesi storica e culturale. No, non c'erano nelle città quartieri separati per religione o etnia, ma ci si arriverà necessariamente con la guerra e con la "pace" che ne seguirà. La specificità bosniaca è l'integrazione, la simbiosi che ha la meglio sulle sue differenze, giocate nello spazio che è loro proprio: nella ricchezza culturale, nella diversità vitale di essere insieme. E questa non è una cosa che è stata costruita, ma esiste come frutto di una lunghissima storia di mescolanza e di scambi, è un'unità meritata. Ma è stata dilapidata da questa guerra, a tal punto che occorrerà ricostruire ciò che era sempre esistito”. (Rada Ivekovic, Autopsia dei Balcani, Raffaello Cortina Editore, 1999). 14 maggio ore 9.00 - Aula Magna Liceo Muratori, Modena
15 maggio ore 11.00 - Istituto Sacro Cuore, Modena GUERRE BALCANICHE: NOI E LORO Intervengono Jovan Divjak e Ado Hasanovic, modera Roberta Biagiarelli Incontri riservati agli studenti Due testimoni di eccezione provenienti dalla Bosnia-Erzegovina: il Generale Divjak che ha difeso la città di Sarajevo e che oggi si occupa pienamente di sostenere l’educazione e la formazione per le nuove generazioni bosniache, facendo leva sui valori della multiculturalità e la promozione di una cultura di pace e Ado Hasanovic, sopravvissuto al genocidio di Srebrenica, che sta lavorando come regista in Italia. Dal 15 al 30 maggio - Istituto Sacro Cuore, Modena SCAPPARE LA GUERRA Mostra fotografica di Luigi Ottani Un reportage dal confine greco-macedone di Roberta Biagiarelli e Luigi Ottani Questi ultimi anni hanno segnato definitivamente l’irruzione della guerra in Europa e lo hanno fatto mostrandosi attraverso chi la fugge: donne, uomini, minori, intere famiglie che abbandonano le proprie case e si mettono in cammino per avere salva la vita: un viaggio verso la sopravvivenza. Impreparata, divisa, incapace di individuare risposte comuni all’emergenza, dilaniata da feroci egoismi e interessi, l’Europa ha visto implodere le proprie politiche di accoglienza. Tra i primi effetti, vi è stata la ricomparsa del filo spinato, la chiusura dei confini terrestri e la politica dei respingimenti. Uno dei luoghi simbolo di questo esodo sulla rotta balcanica è stato il confine greco-macedone, tra il villaggio di Idomeni (Grecia) e la cittadina di Gevgelija (Macedonia) separate da pochi chilometri. Su questo confine Luigi Ottani, fotoreporter e Roberta Biagiarelli, artista multidisciplinare hanno realizzato nell’agosto 2015 un intenso reportage confluito nel volume “Dal libro dell’esodo” (Piemme Edizioni) ed è poi nata la mostra fotografica “Scappare la guerra”. Le immagini e i racconti del reportage sono diventati in questi anni un prezioso documento ed un’occasione di approfondimento e elaborazione di pensiero al di fuori degli stereotipi, del sensazionalismo e della retorica, per tentare di parlare in modo costruttivo di migrazione e di superamento dei confini, per sviluppare insieme un ragionamento allargato con la società civile, consapevoli che solo aprendoci potremo avere tutti una possibilità di prospettiva sul domani. 17 maggio ore 21.00 - Magazzini San Pietro, Formigine (MO) LA CULTURA DELLA LEGALITÀ Dialogano Pierluigi Senatore e Michele Nardelli Un confronto tra mafie italiane e mafie balcaniche. Risvolti, connessioni e incidenza sulla società. Michele Nardelli, esperto e profondo conoscitore di dinamiche socio - economiche legate all’area balcanica dialoga con Pierluigi Senatore, giornalista appassionato alle tematiche della legalità; è recente l’uscita del suo libro scritto a quattro mani con il giudice palermitano Mario Conte “Italia.Zip” (Infinito Edizioni). 18 maggio ore 10.00 - Istituto Sacro Cuore, Modena BALCANI D’EUROPA Intervengono Ismail Fayad e Giuliano Albarani Incontro riservato agli studenti Il racconto del giovane storico Italo-siriano Ismail Fayad e della sua esperienza fatta sulla rotta balcanica dei migranti, precisamente nella stazione di Belgrado dove ancora oggi molti profughi vivono dentro ad un limbo, in attesa di capire quale sarà il loro futuro. Contestualizzazione e approfondimento storico del Prof. Giuliano Albarani in merito alle dinamiche del conflitto balcanico 1992–2001. ore 21.00 - Magazzini San Pietro, Formigine (MO) L’EUROPA VISTA DA MOSTAR Intervengono Dario Terzic, Melita Richter, Massimo Tesei, modera Nicole Corritore “I Balcani sono lo spettro dell’Europa – non solo: i Balcani sono lo spettro dei Balcani stessi. «È come se non ci fosse una risposta definitiva alla domanda “Dove cominciano i Balcani?” – i Balcani sono sempre da qualche altra parte, un po’ più a sudest… Per i serbi, cominciano laggiù, in Kosovo o in Bosnia, ed essi difendono la civiltà cristiana contro quest’Altro dell’Europa; per i croati, cominciano nell’ortodossa, dispotica e bizantina Serbia, contro cui la Croazia custodisce i valori democratici occidentali; per gli sloveni, cominciano in Croazia, e noi siamo l’ultimo bastione della pacifica Mitteleuropa; per molti italiani e austriaci, cominciano in Slovenia, l’avamposto a occidente delle orde slave; per molti tedeschi, la stessa Austria, per i suoi legami storici, è già guasta di corruzione e inefficienza balcanica; per molti tedeschi del nord, la Baviera, per il suo gusto provinciale cattolico, non è priva della contaminazione balcanica; molti francesi arroganti associano la stessa Germania con una brutalità orientale balcanica del tutto estranea alla finesse francese; e questo ci porta all’ultimo anello di questa catena: ad alcuni conservatori britannici che si oppongono all’Unione Europea, per i quali – implicitamente, almeno – l’intera Europa continentale funziona oggi come una nuova versione dell’impero turco nei Balcani, con Bruxelles come una nuova Istanbul, un centro dispotico vorace che minaccia la libertà e la sovranità britanniche”. (Slavoj Žižek, The Fragile Absolute, or, Why is the Christian Legacy Worth Fighting for? London-New York, Verso, 2009, pp. 1-2). I Balcani, più che essere un’espressione geografica, diventano una questione ideale 19 maggio ore 10.30 - Magazzini San Pietro, Formigine (MO) LUCA RASTELLO – LA GUERRA IN CASA Intervengono Monica Bardi Rastello, Giorgio Morbello, Dario Terzic e Agostino Zanotti. “Spero che vi troviate spesso un passo più in là di dove avreste pensato di arrivare e che ancora più spesso vi trovino gli altri un passo a lato rispetto a dove credevano di cogliervi”. Questa è l’essenza di Luca Rastello, intellettuale, giornalista, straordinario scrittore, attivista e amico che ci ha lasciati indietro ormai quasi tre anni fa… Luca Rastello è stato maestro di ispirazione del monologo su Srebrenica di Roberta Biagiarelli, fondamentale il suo libro “La guerra in casa” (Einaudi) che venti anni fa ha dato l’opportunità a Roberta Biagiarelli, Giovanna Giovannozzi e Simona Gonella di lavorare intorno a questa sconfinata materia: il conflitto balcanico e all’ultimo grande genocidio compiuto in Europa da dopo la fine della seconda guerra mondiale avvenuto proprio a Srebrenica. Un viaggio che per la Biagiarelli è poi proseguito in solitario e che ancora oggi, sotto forme e modi diversi, perdura. Luca Rastello ha scritto libri di indagine e di osservazione del nostro presente, ci ha lasciato in eredità l’idea che: «Si può fare» “Vorrei che teneste per nemica disprezzatissima l'ansia che fa rintanare, e nello stesso conto teneste il risparmiarsi, l'indifferenza e il pregiudizio, anche piccolo, anche quotidiano, la mala parola e quelle piccinerie che fanno da paesaggio sonoro alla prigionia di chi vive nelle città: vorrei che gli altri fossero sempre per voi fonti e sorprese incessanti (anche quando vi fanno incazzare, e io di incazzature me ne intendo). Lo sono: chiudere gli occhi e le orecchie è la bestemmia.” Luca Sarà un po’ come avere ancora, per chi parteciperà, un appuntamento con Luca. ore 17.00 - Consorzio Creativo – Modena GENTI DIVERSE VENUTE DALL’EST Mostra fotografica di Ismail Fayad a cura di Luigi Ottani (aperta fino al 27 maggio) Tra febbraio e marzo dell’anno scorso Isamil Fayad ha lavorato come volontario in una cucina da campo nei pressi della stazione di Belgrado. Per migliaia di persone rimaste bloccate lungo la rotta balcanica quel luogo era diventato a tutti gli effetti un capolinea. Ogni giorno si preparavano due o tremila pasti per gli abitanti del campo. Dopo la distribuzione del cibo Ismail tornava tra le baracche per passare del tempo con i ragazzi del campo. Durante il periodo trascorso in Serbia ne ha conosciuti un’infinità, ma con un piccolo gruppo di loro ha sviluppato un rapporto davvero particolare. Passavano le serate giocando a carte e bevendo tè, un fuoco alimentato dalle traversine dei binari e le torce dei telefoni come uniche fonti di luce. Ha scattato così i ritratti che saranno esposti a Modena poco prima di tornare in Italia, illuminando le facce dei ragazzi proprio con la luce del suo Smartphone. “Quando le riguardo vedo soprattutto un gruppo di amici, persone diverse da me con cui ho condiviso un momento particolare delle nostre vite. Un periodo durato meno di due mesi ma che continuo a rivivere di giorno in giorno e ho l’impressione sia durato non meno di due secoli.” Ismail Fayad ore 21.00 - Auditorium Spiramirabilis, Formigine (MO) EUROPA Intervengono Paolo Rumiz, Maria Costi, Roberta Biagiarelli, modera Pierluigi Senatore “…Esiste un legame strettissimo tra la nullità di una classe dirigente e il rialzarsi della tensione etnica. Quando i reggitori non sanno dare risposte alla gente, le offrono nemici”. Paolo Rumiz Una conversazione con Paolo Rumiz su temi a lui cari legati a storie di confine, cammini, superamento di frontiere e soprattutto un ragionamento esteso sul continente Europa a partire dalle sue radici. Tutte le iniziative sono a ingresso libero
PROGRAMMA 24 aprile 2018 ore 8.30 - Auditorium Ferrari, Maranello (MO) CERCAVAMO LA PACE Marzia Bona e Ado Hasanovic, modera Roberta Biagiarelli Incontro riservato agli studenti Partendo dalla marcia del ’91 a Belgrado sino alla marcia dei 500 a Sarajevo del dicembre ‘92, il movimento pacifista andava caratterizzandosi attraverso un cambiamento sostanziale meritandosi la definizione di “pacifismo concreto”, “pacifismo del FARE”. Un movimento trasversale che coinvolgeva parrocchie, sindacati, associazioni e molti liberi cittadini. Tra le figure di spicco di quegli anni: Alexander Langer e don Tonino Bello. Era giunto il momento di OSARE per dare spazio alla grande indignazione e preoccupazione scaturite dalla disgregazione della Jugoslavia, cercare di capire cosa fosse la Guerra in Casa, denunciare la connivenza e complicità della diplomazia internazionale. Più tardi Paolo Rumiz nel suo libro “Maschere per un massacro” smaschererà il “gioco” di inganni e connivenze. 9 maggio ore 21.00 - Teatro Sacro Cuore, Modena "SREBRENICA" Testimonianza teatrale di e con Roberta Biagiarelli intervengono Kanita Ita Focak e Agostino Zanotti Il monologo teatrale dedicato all’assedio e al genocidio di Srebrenica compie quest’ anno 20 anni dal suo debutto avvenuto nel 1998 -2018, replicato per oltre 500 volte in Italia e all’estero e ancora oggi in scena. Intorno al 9 luglio 1995 l’armata serbo- bosniaca attacca la zona protetta di Srebrenica e il territorio circostante. L’offensiva si protrae fino all’11 luglio 1995, giorno in cui le unità serbo-bosniache entrano in Srebrenica. Seguono stupri, mutilazioni, esecuzioni di civili, sepolture di vivi. Ma il massacro di quei 9000 civili, di quella metà di luglio del 1995 è solo l’epilogo di una storia iniziata tre anni prima: una storia di assedio. L’ultimo grande genocidio compiuto in Europa da dopo la fine della seconda guerra mondiale. 11 maggio ore 21.00 - Auditorium Ferrari, Maranello IL VALORE DELLA MULTICULTURALITÀ Intervengono Jovan Divjak, Azra Nuhefendic, Monsignor Erio Castellucci, Massimiliano Morini modera Roberta Biagiarelli “…Sarajevo aveva anch’essa un’anima europea, forse anche più europea di Belgrado essendo stata un secolo intero dentro l’Impero Austro-Ungarico. Eppure, a seguito della disgregazione nazionalista della Jugoslavia, è diventata preda del patriottismo religioso, che ha etichettato dei culti sotto bandiere differenti – spesso senza lasciare spazio al dialogo tra essi. È qualcosa a cui la Jugoslavia non era abituata: il patriottismo jugoslavo era patriottismo multiculturale, la bellezza e ricchezza di quel Paese stavano nel multiculturalismo che rappresentava”. (Intervista a Bogdan Bogdanovic di Tommaso Cassiani) 12 maggio ore 17.00 - Magazzini San Pietro, Formigine TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE DELL'AJA Intervengono Andrea Rossini, Jovan Divjak, Azra Nuhefendic, Martino Lombezzi e Marta Fracassetti Il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia delle Nazioni Unite (ICTY) è stato chiuso dopo 24 anni di lavori: era stato fondato nel maggio 1993, aveva sede all’Aia, nei Paesi Bassi. Con la risoluzione 827 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dato mandato al tribunale di perseguire tutti coloro che si siano macchiati di crimini di guerra e contro l'umanità nel territorio della ex-Jugoslavia dopo il 1° gennaio 1991. Come ha funzionato e quali sono state le contraddizioni che l’hanno caratterizzato in questi 24 anni di lavoro? Quali sono state e sono tutt’ora le conseguenze sulla società? 13 maggio ore 21.00 - Sala Biasin - Sassuolo IL LEGAME SOCIALE Intervengono Anna Scavuzzo, Jovan Divjak, Kanita Ita Focak, Agostino Zanotti e Giulia Pigoni “Si sono postulate come separate e inconciliabili culture, linguaggi, religioni, per le quali occorreva trovare il modo di coesistere attraverso la guerra, i negoziati, e, alla fine, la pulizia etnica. Come se quella gente non avesse vissuto insieme da sempre, in una Bosnia- Erzegovina che non era la semplice sommatoria delle sue differenze, ma soprattutto la differenza civile della sua sintesi storica e culturale. No, non c'erano nelle città quartieri separati per religione o etnia, ma ci si arriverà necessariamente con la guerra e con la "pace" che ne seguirà. La specificità bosniaca è l'integrazione, la simbiosi che ha la meglio sulle sue differenze, giocate nello spazio che è loro proprio: nella ricchezza culturale, nella diversità vitale di essere insieme. E questa non è una cosa che è stata costruita, ma esiste come frutto di una lunghissima storia di mescolanza e di scambi, è un'unità meritata. Ma è stata dilapidata da questa guerra, a tal punto che occorrerà ricostruire ciò che era sempre esistito”. (Rada Ivekovic, Autopsia dei Balcani, Raffaello Cortina Editore, 1999). 14 maggio ore 9.00 - Aula Magna Liceo Muratori, Modena
15 maggio ore 11.00 - Istituto Sacro Cuore, Modena GUERRE BALCANICHE: NOI E LORO Intervengono Jovan Divjak e Ado Hasanovic, modera Roberta Biagiarelli Incontri riservati agli studenti Due testimoni di eccezione provenienti dalla Bosnia-Erzegovina: il Generale Divjak che ha difeso la città di Sarajevo e che oggi si occupa pienamente di sostenere l’educazione e la formazione per le nuove generazioni bosniache, facendo leva sui valori della multiculturalità e la promozione di una cultura di pace e Ado Hasanovic, sopravvissuto al genocidio di Srebrenica, che sta lavorando come regista in Italia. Dal 15 al 30 maggio - Istituto Sacro Cuore, Modena SCAPPARE LA GUERRA Mostra fotografica di Luigi Ottani Un reportage dal confine greco-macedone di Roberta Biagiarelli e Luigi Ottani Questi ultimi anni hanno segnato definitivamente l’irruzione della guerra in Europa e lo hanno fatto mostrandosi attraverso chi la fugge: donne, uomini, minori, intere famiglie che abbandonano le proprie case e si mettono in cammino per avere salva la vita: un viaggio verso la sopravvivenza. Impreparata, divisa, incapace di individuare risposte comuni all’emergenza, dilaniata da feroci egoismi e interessi, l’Europa ha visto implodere le proprie politiche di accoglienza. Tra i primi effetti, vi è stata la ricomparsa del filo spinato, la chiusura dei confini terrestri e la politica dei respingimenti. Uno dei luoghi simbolo di questo esodo sulla rotta balcanica è stato il confine greco-macedone, tra il villaggio di Idomeni (Grecia) e la cittadina di Gevgelija (Macedonia) separate da pochi chilometri. Su questo confine Luigi Ottani, fotoreporter e Roberta Biagiarelli, artista multidisciplinare hanno realizzato nell’agosto 2015 un intenso reportage confluito nel volume “Dal libro dell’esodo” (Piemme Edizioni) ed è poi nata la mostra fotografica “Scappare la guerra”. Le immagini e i racconti del reportage sono diventati in questi anni un prezioso documento ed un’occasione di approfondimento e elaborazione di pensiero al di fuori degli stereotipi, del sensazionalismo e della retorica, per tentare di parlare in modo costruttivo di migrazione e di superamento dei confini, per sviluppare insieme un ragionamento allargato con la società civile, consapevoli che solo aprendoci potremo avere tutti una possibilità di prospettiva sul domani. 17 maggio ore 21.00 - Magazzini San Pietro, Formigine (MO) LA CULTURA DELLA LEGALITÀ Dialogano Pierluigi Senatore e Michele Nardelli Un confronto tra mafie italiane e mafie balcaniche. Risvolti, connessioni e incidenza sulla società. Michele Nardelli, esperto e profondo conoscitore di dinamiche socio - economiche legate all’area balcanica dialoga con Pierluigi Senatore, giornalista appassionato alle tematiche della legalità; è recente l’uscita del suo libro scritto a quattro mani con il giudice palermitano Mario Conte “Italia.Zip” (Infinito Edizioni). 18 maggio ore 10.00 - Istituto Sacro Cuore, Modena BALCANI D’EUROPA Intervengono Ismail Fayad e Giuliano Albarani Incontro riservato agli studenti Il racconto del giovane storico Italo-siriano Ismail Fayad e della sua esperienza fatta sulla rotta balcanica dei migranti, precisamente nella stazione di Belgrado dove ancora oggi molti profughi vivono dentro ad un limbo, in attesa di capire quale sarà il loro futuro. Contestualizzazione e approfondimento storico del Prof. Giuliano Albarani in merito alle dinamiche del conflitto balcanico 1992–2001. ore 21.00 - Magazzini San Pietro, Formigine (MO) L’EUROPA VISTA DA MOSTAR Intervengono Dario Terzic, Melita Richter, Massimo Tesei, modera Nicole Corritore “I Balcani sono lo spettro dell’Europa – non solo: i Balcani sono lo spettro dei Balcani stessi. «È come se non ci fosse una risposta definitiva alla domanda “Dove cominciano i Balcani?” – i Balcani sono sempre da qualche altra parte, un po’ più a sudest… Per i serbi, cominciano laggiù, in Kosovo o in Bosnia, ed essi difendono la civiltà cristiana contro quest’Altro dell’Europa; per i croati, cominciano nell’ortodossa, dispotica e bizantina Serbia, contro cui la Croazia custodisce i valori democratici occidentali; per gli sloveni, cominciano in Croazia, e noi siamo l’ultimo bastione della pacifica Mitteleuropa; per molti italiani e austriaci, cominciano in Slovenia, l’avamposto a occidente delle orde slave; per molti tedeschi, la stessa Austria, per i suoi legami storici, è già guasta di corruzione e inefficienza balcanica; per molti tedeschi del nord, la Baviera, per il suo gusto provinciale cattolico, non è priva della contaminazione balcanica; molti francesi arroganti associano la stessa Germania con una brutalità orientale balcanica del tutto estranea alla finesse francese; e questo ci porta all’ultimo anello di questa catena: ad alcuni conservatori britannici che si oppongono all’Unione Europea, per i quali – implicitamente, almeno – l’intera Europa continentale funziona oggi come una nuova versione dell’impero turco nei Balcani, con Bruxelles come una nuova Istanbul, un centro dispotico vorace che minaccia la libertà e la sovranità britanniche”. (Slavoj Žižek, The Fragile Absolute, or, Why is the Christian Legacy Worth Fighting for? London-New York, Verso, 2009, pp. 1-2). I Balcani, più che essere un’espressione geografica, diventano una questione ideale 19 maggio ore 10.30 - Magazzini San Pietro, Formigine (MO) LUCA RASTELLO – LA GUERRA IN CASA Intervengono Monica Bardi Rastello, Giorgio Morbello, Dario Terzic e Agostino Zanotti. “Spero che vi troviate spesso un passo più in là di dove avreste pensato di arrivare e che ancora più spesso vi trovino gli altri un passo a lato rispetto a dove credevano di cogliervi”. Questa è l’essenza di Luca Rastello, intellettuale, giornalista, straordinario scrittore, attivista e amico che ci ha lasciati indietro ormai quasi tre anni fa… Luca Rastello è stato maestro di ispirazione del monologo su Srebrenica di Roberta Biagiarelli, fondamentale il suo libro “La guerra in casa” (Einaudi) che venti anni fa ha dato l’opportunità a Roberta Biagiarelli, Giovanna Giovannozzi e Simona Gonella di lavorare intorno a questa sconfinata materia: il conflitto balcanico e all’ultimo grande genocidio compiuto in Europa da dopo la fine della seconda guerra mondiale avvenuto proprio a Srebrenica. Un viaggio che per la Biagiarelli è poi proseguito in solitario e che ancora oggi, sotto forme e modi diversi, perdura. Luca Rastello ha scritto libri di indagine e di osservazione del nostro presente, ci ha lasciato in eredità l’idea che: «Si può fare» “Vorrei che teneste per nemica disprezzatissima l'ansia che fa rintanare, e nello stesso conto teneste il risparmiarsi, l'indifferenza e il pregiudizio, anche piccolo, anche quotidiano, la mala parola e quelle piccinerie che fanno da paesaggio sonoro alla prigionia di chi vive nelle città: vorrei che gli altri fossero sempre per voi fonti e sorprese incessanti (anche quando vi fanno incazzare, e io di incazzature me ne intendo). Lo sono: chiudere gli occhi e le orecchie è la bestemmia.” Luca Sarà un po’ come avere ancora, per chi parteciperà, un appuntamento con Luca. ore 17.00 - Consorzio Creativo – Modena GENTI DIVERSE VENUTE DALL’EST Mostra fotografica di Ismail Fayad a cura di Luigi Ottani (aperta fino al 27 maggio) Tra febbraio e marzo dell’anno scorso Isamil Fayad ha lavorato come volontario in una cucina da campo nei pressi della stazione di Belgrado. Per migliaia di persone rimaste bloccate lungo la rotta balcanica quel luogo era diventato a tutti gli effetti un capolinea. Ogni giorno si preparavano due o tremila pasti per gli abitanti del campo. Dopo la distribuzione del cibo Ismail tornava tra le baracche per passare del tempo con i ragazzi del campo. Durante il periodo trascorso in Serbia ne ha conosciuti un’infinità, ma con un piccolo gruppo di loro ha sviluppato un rapporto davvero particolare. Passavano le serate giocando a carte e bevendo tè, un fuoco alimentato dalle traversine dei binari e le torce dei telefoni come uniche fonti di luce. Ha scattato così i ritratti che saranno esposti a Modena poco prima di tornare in Italia, illuminando le facce dei ragazzi proprio con la luce del suo Smartphone. “Quando le riguardo vedo soprattutto un gruppo di amici, persone diverse da me con cui ho condiviso un momento particolare delle nostre vite. Un periodo durato meno di due mesi ma che continuo a rivivere di giorno in giorno e ho l’impressione sia durato non meno di due secoli.” Ismail Fayad ore 21.00 - Auditorium Spiramirabilis, Formigine (MO) EUROPA Intervengono Paolo Rumiz, Maria Costi, Roberta Biagiarelli, modera Pierluigi Senatore “…Esiste un legame strettissimo tra la nullità di una classe dirigente e il rialzarsi della tensione etnica. Quando i reggitori non sanno dare risposte alla gente, le offrono nemici”. Paolo Rumiz Una conversazione con Paolo Rumiz su temi a lui cari legati a storie di confine, cammini, superamento di frontiere e soprattutto un ragionamento esteso sul continente Europa a partire dalle sue radici. Tutte le iniziative sono a ingresso libero

PROGRAMMA

 

24 aprile 2018 ore 8.30 - Auditorium Ferrari, Maranello (MO)

CERCAVAMO LA PACE

Marzia Bona e Ado Hasanovic, modera Roberta Biagiarelli

Incontro riservato agli studenti

 

Partendo dalla marcia del ’91 a Belgrado sino alla marcia dei 500 a Sarajevo del dicembre ‘92, il movimento pacifista andava caratterizzandosi attraverso un cambiamento sostanziale meritandosi la definizione di “pacifismo concreto”, “pacifismo del FARE”. Un movimento trasversale che coinvolgeva parrocchie, sindacati, associazioni e molti liberi cittadini. Tra le figure di spicco di quegli anni: Alexander Langer e don Tonino Bello. Era giunto il momento di OSARE per dare spazio alla grande indignazione e preoccupazione scaturite dalla disgregazione della Jugoslavia, cercare di capire cosa fosse la Guerra in Casa, denunciare la connivenza e complicità della diplomazia internazionale. Più tardi Paolo Rumiz nel suo libro “Maschere per un massacro” smaschererà il “gioco” di inganni e connivenze.

 

9 maggio ore 21.00 - Teatro Sacro Cuore, Modena

"SREBRENICA"

Testimonianza teatrale di e con Roberta Biagiarelli

intervengono Kanita Ita Focak e Agostino Zanotti

 

Il monologo teatrale dedicato all’assedio e al genocidio di Srebrenica compie quest’ anno 20 anni dal suo debutto avvenuto nel 1998 -2018, replicato per oltre 500 volte in Italia e all’estero e ancora oggi in scena. Intorno al 9 luglio 1995 l’armata serbo- bosniaca attacca la zona protetta di Srebrenica e il territorio circostante.

L’offensiva si protrae fino all’11 luglio 1995, giorno in cui le unità serbo-bosniache entrano in Srebrenica. Seguono stupri, mutilazioni, esecuzioni di civili, sepolture di vivi. Ma il massacro di quei 9000 civili, di quella metà di luglio del 1995 è solo l’epilogo di una storia iniziata tre anni prima: una storia di assedio.

L’ultimo grande genocidio compiuto in Europa da dopo la fine della seconda guerra mondiale.

 

11 maggio ore 21.00 - Auditorium Ferrari, Maranello

IL VALORE DELLA MULTICULTURALITÀ

Intervengono Jovan Divjak, Azra Nuhefendic, Monsignor Erio Castellucci, Massimiliano Morini modera Roberta Biagiarelli

 

“…Sarajevo aveva anch’essa un’anima europea, forse anche più europea di Belgrado essendo stata un secolo intero dentro l’Impero Austro-Ungarico. Eppure, a seguito della disgregazione nazionalista della Jugoslavia, è diventata preda del patriottismo religioso, che ha etichettato dei culti sotto bandiere differenti – spesso senza lasciare spazio al dialogo tra essi. È qualcosa a cui la Jugoslavia non era abituata: il patriottismo jugoslavo era patriottismo multiculturale, la bellezza e ricchezza di quel Paese stavano nel multiculturalismo che rappresentava”. (Intervista a Bogdan Bogdanovic di Tommaso Cassiani)

 

12 maggio ore 17.00 - Magazzini San Pietro, Formigine

TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE DELL'AJA

Intervengono Andrea Rossini, Jovan Divjak, Azra Nuhefendic, Martino Lombezzi e Marta Fracassetti

 

Il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia delle Nazioni Unite (ICTY) è stato chiuso dopo 24 anni di lavori: era stato fondato nel maggio 1993, aveva sede all’Aia, nei Paesi Bassi. Con la risoluzione 827 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dato mandato al tribunale di perseguire tutti coloro che si siano macchiati di crimini di guerra e contro l'umanità nel territorio della ex-Jugoslavia dopo il 1° gennaio 1991. Come ha funzionato e quali sono state le contraddizioni che l’hanno caratterizzato in questi 24 anni di lavoro?  Quali sono state e sono tutt’ora le conseguenze sulla società?

 

13 maggio ore 21.00 - Sala Biasin - Sassuolo

IL LEGAME SOCIALE

Intervengono Anna Scavuzzo, Jovan Divjak, Kanita Ita Focak, Agostino Zanotti e Giulia Pigoni

 

“Si sono postulate come separate e inconciliabili culture, linguaggi, religioni, per le quali occorreva trovare il modo di coesistere attraverso la guerra, i negoziati, e, alla fine, la pulizia etnica. Come se quella gente non avesse vissuto insieme da sempre, in una Bosnia- Erzegovina che non era la semplice sommatoria delle sue differenze, ma soprattutto la differenza civile della sua sintesi storica e culturale. No, non c'erano nelle città quartieri separati per religione o etnia, ma ci si arriverà necessariamente con la guerra e con la "pace" che ne seguirà. La specificità bosniaca è l'integrazione, la simbiosi che ha la meglio sulle sue differenze, giocate nello spazio che è loro proprio: nella ricchezza culturale, nella diversità vitale di essere insieme. E questa non è una cosa che è stata costruita, ma esiste come frutto di una lunghissima storia di mescolanza e di scambi, è un'unità meritata. Ma è stata dilapidata da questa guerra, a tal punto che occorrerà ricostruire ciò che era sempre esistito”.

(Rada Ivekovic, Autopsia dei Balcani, Raffaello Cortina Editore, 1999).

 

14 maggio ore 9.00 - Aula Magna Liceo Muratori, Modena
15 maggio ore 11.00 - Istituto Sacro Cuore, Modena

GUERRE BALCANICHE: NOI E LORO

Intervengono Jovan Divjak e Ado Hasanovic, modera Roberta Biagiarelli

Incontri riservati agli studenti

 

Due testimoni di eccezione provenienti dalla Bosnia-Erzegovina: il Generale Divjak che ha difeso la città di Sarajevo e che oggi si occupa pienamente di sostenere l’educazione e la formazione per le nuove generazioni bosniache, facendo leva sui valori della multiculturalità e la promozione di una cultura di pace e Ado Hasanovic, sopravvissuto al genocidio di Srebrenica, che sta lavorando come regista in Italia.

 

Dal 15 al 30 maggio - Istituto Sacro Cuore, Modena

SCAPPARE LA GUERRA

Mostra fotografica di Luigi Ottani

Un reportage dal confine greco-macedone di Roberta Biagiarelli e Luigi Ottani

 

Questi ultimi anni hanno segnato definitivamente l’irruzione della guerra in Europa e lo hanno fatto mostrandosi attraverso chi la fugge: donne, uomini, minori, intere famiglie che abbandonano le proprie case e si mettono in cammino per avere salva la vita: un viaggio verso la sopravvivenza. Impreparata, divisa, incapace di individuare risposte comuni all’emergenza, dilaniata da feroci egoismi e interessi, l’Europa ha visto implodere le proprie politiche di accoglienza. Tra i primi effetti, vi è stata la ricomparsa del filo spinato, la chiusura dei confini terrestri e la politica dei respingimenti.

Uno dei luoghi simbolo di questo esodo sulla rotta balcanica è stato il confine greco-macedone, tra il villaggio di Idomeni (Grecia) e la cittadina di Gevgelija (Macedonia) separate da pochi chilometri. Su questo confine Luigi Ottani, fotoreporter e Roberta Biagiarelli, artista multidisciplinare hanno realizzato nell’agosto 2015 un intenso reportage confluito nel volume “Dal libro dell’esodo” (Piemme Edizioni) ed è poi nata la mostra fotografica “Scappare la guerra”. Le immagini e i racconti del reportage sono diventati in questi anni un prezioso documento ed un’occasione di approfondimento e elaborazione di pensiero al di fuori degli stereotipi, del sensazionalismo e della retorica, per tentare di parlare in modo costruttivo di migrazione e di superamento dei confini, per sviluppare insieme un ragionamento allargato con la società civile, consapevoli che solo aprendoci potremo avere tutti una possibilità di prospettiva sul domani.

 

17 maggio ore 21.00 - Magazzini San Pietro, Formigine (MO)

LA CULTURA DELLA LEGALITÀ

Dialogano Pierluigi Senatore e Michele Nardelli

 

Un confronto tra mafie italiane e mafie balcaniche. Risvolti, connessioni e incidenza sulla società. Michele Nardelli, esperto e profondo conoscitore di dinamiche socio - economiche legate all’area balcanica dialoga con Pierluigi Senatore, giornalista appassionato alle tematiche della legalità; è recente l’uscita del suo libro scritto a quattro mani con il giudice palermitano Mario Conte “Italia.Zip” (Infinito Edizioni).

 

18 maggio  ore 10.00 - Istituto Sacro Cuore, Modena

BALCANI D’EUROPA

Intervengono Ismail Fayad e Giuliano Albarani

Incontro riservato agli studenti

 

Il racconto del giovane storico Italo-siriano Ismail Fayad e della sua esperienza fatta sulla rotta balcanica dei migranti, precisamente nella stazione di Belgrado dove ancora oggi molti profughi vivono dentro ad un limbo, in attesa di capire quale sarà il loro futuro. Contestualizzazione e approfondimento storico del Prof. Giuliano Albarani in merito alle dinamiche del conflitto balcanico 1992–2001.

 

ore 21.00 - Magazzini San Pietro, Formigine (MO)

L’EUROPA VISTA DA MOSTAR

Intervengono Dario Terzic, Melita Richter, Massimo Tesei, modera Nicole Corritore

 

“I Balcani sono lo spettro dell’Europa – non solo: i Balcani sono lo spettro dei Balcani stessi. «È come se non ci fosse una risposta definitiva alla domanda “Dove cominciano i Balcani?” – i Balcani sono sempre da qualche altra parte, un po’ più a sudest… Per i serbi, cominciano laggiù, in Kosovo o in Bosnia, ed essi difendono la civiltà cristiana contro quest’Altro dell’Europa; per i croati, cominciano nell’ortodossa, dispotica e bizantina Serbia, contro cui la Croazia custodisce i valori democratici occidentali; per gli sloveni, cominciano in Croazia, e noi siamo l’ultimo bastione della pacifica Mitteleuropa; per molti italiani e austriaci, cominciano in Slovenia, l’avamposto a occidente delle orde slave; per molti tedeschi, la stessa Austria, per i suoi legami storici, è già guasta di corruzione e inefficienza balcanica; per molti tedeschi del nord, la Baviera, per il suo gusto provinciale cattolico, non è priva della contaminazione balcanica; molti francesi arroganti associano la stessa Germania con una brutalità orientale balcanica del tutto estranea alla finesse francese; e questo ci porta all’ultimo anello di questa catena: ad alcuni conservatori britannici che si oppongono all’Unione Europea, per i quali – implicitamente, almeno – l’intera Europa continentale funziona oggi come una nuova versione dell’impero turco nei Balcani, con Bruxelles come una nuova Istanbul, un centro dispotico vorace che minaccia la libertà e la sovranità britanniche”.

(Slavoj Žižek, The Fragile Absolute, or, Why is the Christian Legacy Worth Fighting for? London-New York, Verso, 2009, pp. 1-2).

I Balcani, più che essere un’espressione geografica, diventano una questione ideale

 

19 maggio ore 10.30 - Magazzini San Pietro, Formigine (MO)

LUCA RASTELLO – LA GUERRA IN CASA

Intervengono Monica Bardi Rastello, Giorgio Morbello, Dario Terzic e Agostino Zanotti.

 

“Spero che vi troviate spesso un passo più in là di dove avreste pensato di arrivare e che ancora più spesso vi trovino gli altri un passo a lato rispetto a dove credevano di cogliervi”. Questa è l’essenza di Luca Rastello, intellettuale, giornalista, straordinario scrittore, attivista e amico che ci ha lasciati indietro ormai quasi tre anni fa…

Luca Rastello è stato maestro di ispirazione del monologo su Srebrenica di Roberta Biagiarelli, fondamentale il suo libro “La guerra in casa” (Einaudi) che venti anni fa ha dato l’opportunità a Roberta Biagiarelli, Giovanna Giovannozzi e Simona Gonella di lavorare intorno a questa sconfinata materia: il conflitto balcanico e all’ultimo grande genocidio compiuto in Europa da dopo la fine della seconda guerra mondiale avvenuto proprio a Srebrenica. Un viaggio che per la Biagiarelli è poi proseguito in solitario e che ancora oggi, sotto forme e modi diversi, perdura.

Luca Rastello ha scritto libri di indagine e di osservazione del nostro presente, ci ha lasciato in eredità l’idea che: «Si può fare»

“Vorrei che teneste per nemica disprezzatissima l'ansia che fa rintanare, e nello stesso conto teneste il risparmiarsi, l'indifferenza e il pregiudizio, anche piccolo, anche quotidiano, la mala parola e quelle piccinerie che fanno da paesaggio sonoro alla prigionia di chi vive nelle città: vorrei che gli altri fossero sempre per voi fonti e sorprese incessanti (anche quando vi fanno incazzare, e io di incazzature me ne intendo). Lo sono: chiudere gli occhi e le orecchie è la bestemmia.” Luca

 

Sarà un po’ come avere ancora, per chi parteciperà, un appuntamento con Luca.

 

 

ore 17.00 - Consorzio Creativo – Modena

GENTI DIVERSE VENUTE DALL’EST

Mostra fotografica di Ismail Fayad a cura di Luigi Ottani (aperta fino al 27 maggio)

 

Tra febbraio e marzo dell’anno scorso Isamil Fayad ha lavorato come volontario in una cucina da campo nei pressi della stazione di Belgrado. Per migliaia di persone rimaste bloccate lungo la rotta balcanica quel luogo era diventato a tutti gli effetti un capolinea. Ogni giorno si preparavano due o tremila pasti per gli abitanti del campo. Dopo la distribuzione del cibo Ismail tornava tra le baracche per passare del tempo con i ragazzi del campo. Durante il periodo trascorso in Serbia ne ha conosciuti un’infinità, ma con un piccolo gruppo di loro ha sviluppato un rapporto davvero particolare. Passavano le serate giocando a carte e bevendo tè, un fuoco alimentato dalle traversine dei binari e le torce dei telefoni come uniche fonti di luce. Ha scattato così i ritratti che saranno esposti a Modena poco prima di tornare in Italia, illuminando le facce dei ragazzi proprio con la luce del suo Smartphone.

“Quando le riguardo vedo soprattutto un gruppo di amici, persone diverse da me con cui ho condiviso un momento particolare delle nostre vite. Un periodo durato meno di due mesi ma che continuo a rivivere di giorno in giorno e ho l’impressione sia durato non meno di due secoli.” Ismail Fayad

 

ore 21.00 - Auditorium Spiramirabilis, Formigine (MO)

EUROPA

Intervengono Paolo Rumiz, Maria Costi, Roberta Biagiarelli, modera Pierluigi Senatore

 

“…Esiste un legame strettissimo tra la nullità di una classe dirigente e il rialzarsi della tensione etnica. Quando i reggitori non sanno dare risposte alla gente, le offrono nemici”. Paolo Rumiz

Una conversazione con Paolo Rumiz su temi a lui cari legati a storie di confine, cammini, superamento di frontiere e soprattutto un ragionamento esteso sul continente Europa a partire dalle sue radici.

 

Tutte le iniziative sono a ingresso libero